Ricordo del Principe Karim Aga Khan
Ho appreso con dispiacere
della morte del principe Karim, che mi aveva voluto come Direttore Marketing in
Costa Smeralda dal 1972 al 1982, e lo ricordo con il primo capitolo del mio
libro VOGLIAMO VIVERE, pubblicato nel 2024 dall’editore Giuseppe Laterza.
1.
Una mattinata col Principe Karim Aga Khan
Il sole era alla
massima gloria del solstizio dell’estate 1974 e abbagliava il mare di verde
smeraldo, mentre le rocce di granito rosa si arroventavano fino a coprirsi di
luce bianca come un ferro incandescente. Erano passate le tredici e io bramavo
andare al mare; il Principe, però, continuava ad annotare ogni cosa sui dossier
che aveva portato con sé. Era arrivato il giorno prima col suo jet privato da
Parigi a Olbia, e poi il suo pilota Lamarque l’aveva trasportato con
l’elicottero a Porto Cervo assieme alla collerica e inflessibile segretaria
Miss Bennard.
Le riunioni
mensili che egli presiedeva erano dedicate a incontrare i manager delle sue
varie attività: l’Alisarda, il Pevero Golf, l’Agenzia Immobiliare, la
Marinasarda, ma quel giorno l’argomento principale era il porto turistico che
si pensava di costruire dentro il bacino naturale di Porto Cervo, così chiamato
fin dall’antichità per la sua conformazione di scogli e rientranze che lo fanno
somigliare alla testa di un cervo con le corna.
Le ricerche di
mercato, grandi e costose - Guess who
pays, aveva ironizzato il Principe nell’approvarle -, condotte in Italia,
Francia, Germania e Inghilterra, che io, come direttore marketing avevo
raccomandato, non lasciavano dubbi. Il porto era necessario per lo sviluppo
internazionale della Costa Smeralda, sita a metà della rotta turistica più
importante del Mediterraneo, quella tra Costa Azzurra e Nord Grecia. I grandi
yacht a motore o a vela puntavano verso quel paese con tante isole e approdi
che richiamavano gli antichi miti, affascinanti ancor oggi per la
partecipazione delle forze della natura e degli dei alle vicende umane. La
necessità di un porto turistico era emersa anche da una indagine che il
Principe mi aveva chiesto di condurre personalmente sugli sviluppi turistici di
Punta Ala, Albarella, nei porti della Costa Azzurra e della Costa del Sol da
Malaga a Gibilterra.
Quella mattina di
giugno il Principe si era dilungato oltre il solito perché Maître André Ardoin,
parigino di mente fina e carattere amabile, suo socio e membro del Board Costa
Smeralda, esprimeva perplessità sull’opportunità della costruzione di un porto
turistico con una spesa ingente: dieci miliardi di lire! Maître Ardoin
interveniva in francese: Mais vous voyez,
Altesse… Gli faceva eco in inglese il dr. Peter Hengel, tedesco
intelligente e di grande umanità, anche lui membro del Board e consulente del
Principe per i suoi affari in Afghanistan, India, Iran, Europa, America e
Africa. Il Principe Karim era nipote del vecchio e corpulento Aga Khan che era
stato pesato pubblicamente in India per ricevere in argento, poi in oro e per
ultimo in diamanti le offerte dei suoi fedeli al compimento dei venticinque, cinquanta
e sessanta anni di guida spirituale dei musulmani ismaeliti.
Il dr. Hengel era decisamente contrario a un
investimento così importante a causa dell’avanzata del Partito Comunista
Italiano, guidato da Berlinguer:
-Your Highness, I recommend postponing the decision on
the construction of the harbour… Vostra Altezza, raccomando
di rimandare la decisione sulla costruzione del porto…
Interveniva l’avvocato Paolo Riccardi,
Segretario Generale del Consorzio Costa Smeralda:
-Ma no, ma quali
comunisti! Il segretario del Partito Comunista Enrico Berlinguer è di Sassari. Lo
conosco da sempre e ci diamo del tu, egli vuole addirittura donare allo Stato
Italiano l’Isola Piana di proprietà della sua famiglia!
L’avvocato Riccardi sedeva accanto a me e mi
sussurrava:
-Mi raccomando,
insisti per il porto… Cosa vuoi che siano per il Principe dieci miliardi, so’ deci ficasicchi, aggiunse in sardo gallurese.
Il direttore della pubblicità Carlo Bonomi
disse sottovoce:
-Berlinguer vuole
donare quell’isoletta deserta accanto all’Asinara per prendersi tutta l’Italia!
Come direttore
marketing non potevo far molto contro i due membri del Board di cui il Principe
era il terzo membro e il presidente. Del resto le loro obiezioni andavano oltre
la logica del marketing. Erano passate le due del pomeriggio, quando il
Principe raccolse le sue carte e disse:
-I think that's enough for today, let's postpone the
decision on the harbour. Penso che per oggi basta così,
rimandiamo la decisione sul porto.
Maître Ardoin e il dr. Hengel tirarono un
sospiro di sollievo e si illuminarono in viso, mentre il mio si spegneva come
un lampione pubblico colpito da una pietra.
Io dovevo essere
presente ai vari meeting perché il Principe voleva che gli scrivessi il
rapporto in inglese sulle discussioni e le decisioni prese. Lasciammo il
saloncino del Tennis Club, dove si tenevano le riunioni mensili, e facemmo un
tratto a piedi, passando sul ponticello di legno che collega il Tennis Club
all’Hotel Cervo. Arrivati sulla Piazzetta, Il Principe, come sempre in camicia
con le maniche rimboccate e un gran fascio di documenti sottobraccio, si
diresse verso la sua villa vicina, La Cerbiatta, e mi lasciò con uno strano
sorriso.
Salvatore Mongiardo